Toscano: “Sono soddisfatto della mia squadra nelle finali nazionali U18. Obbiettivo futuro: ripetere Misano di due anni fa con il bronzo”
14 giugno 2017
Giovanni Spinazzola (1 article)
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Toscano: “Sono soddisfatto della mia squadra nelle finali nazionali U18. Obbiettivo futuro: ripetere Misano di due anni fa con il bronzo”

L’Atellana ha appena disputato le finali nazionali U.16 ed U.18, mentre sono in preparazione quelle U.14. La Redazione di “40×20.it” ha contattato, telefonicamente ed in esclusiva, il tecnico artefice di risultati che stanno dando lustro alla pallamano maschile campana, Gigi Toscano.

Finali nazionali U.18 ed U.16. Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

“Soddisfatto per i risultati, come società siamo in crescita, stiamo cominciando ad inserirci in una collocazione diversa da quella dei primi anni che sono stati dei rompighiaccio. I risultati sono soddisfacenti, ma le prestazioni ancora di più”.

Com’è andata con l’Under 16?

“L’Under 16 è la squadra dove abbiamo anche qualche difficoltà in più e ci siamo comportati bene. A parte le società roccaforti come Merano, Pressano (anche se quest’anno c’era Mezzocorona), Cassano Magnago, club storici ancora abbastanza lontani da noi, riusciamo a giocarcela con tutti gli altri. L’unica partita che abbiamo sbagliato, dal punto di vista dell’atteggiamento, è stata quella contro il Merano ed ho capito anche il perché. Avendo atleti piccoli, nel momento in cui ti vai confrontare con una squadra che ha buone doti fisiche, nel contrasto siamo penalizzati, ma non si tratta di una questione di paura. Su questo bisogna migliorare, probabilmente anche lavorando sui più piccoli, puntando su ragazzini che magari non ti danno giuste garanzie dal punto di vista tecnico ma sono più grossi; ogni volta che affrontiamo questo tipo di avversario, andiamo in difficoltà e prendiamo l’imbarcata. Con squadre tecniche come la nostra, invece, riusciamo a giocarcela ed anche bene. Le tre partite che ho perso con due, tre gol di scarto, erano sfide alla nostra portata. La verità è che ci manca quel tipo di esperienza della partita punto a punto; è un dato di fatto che in Campania spesso vinciamo troppo facilmente. E, quindi, quando si gioca punto a punto escono fuori tutte le nostre difficoltà”.

Manca l’abitudine a tenere alta la tensione tutta la partita?

“Si, anche se stiamo parlando di errori che ti portano dal gol sbagliato a quello subito ogni volta. Chiaramente, in queste situazioni, la forbice si allarga ogni volta. Alla fine sei costretto ad inseguire risultati che andavano gestiti. Sotto questo punto di vista dobbiamo trovare la soluzione per far crescere i ragazzi in questo aspetto. Tengo a precisare che a conti fatti l’Under 16 aveva come limite d’età i nati nel 2001 e noi, come 2001 tra quelli più importanti nell’economia della squadra, ne abbiamo molto pochi; sono quasi tutti 2002 tra i più rappresentativi, con Arena addirittura del 2003, un giocatore importantissimo per la nostra squadra. Anche in base a questa considerazione, per le finali U.18, ne avevamo solo sette, con la panchina composta non dai 2001 ma dai 2002 che ho anche utilizzato distinguendosi sul parquet”.

Com’è andata con l’Under 18?

“Lì abbiamo espresso un ottimo gioco nella prima giornata nonostante fossimo penalizzati con un calendario complicato; la mattina affrontavamo una squadra che non conoscevamo del Veneto, ed è bene tener presente che i club di quella regione sono tradizionalmente ad un livello più elevato dei nostri, senza dimenticare che si giocava a Padova, in condizioni più favorevoli per i nostri avversari, mentre al pomeriggio abbiamo affrontato l’altra squadra del Veneto che aveva riposato alla mattina. Sbagliare la prima partita e ciccare anche la seconda ci poteva stare. Invece abbiamo espresso il nostro gioco alla grande, ci siamo imposti anche bene con un ottimo risultato e quindi dopo il primo giorno di gara la missione era già compiuta. E’ chiaro che, quando le altre avversarie si chiamano Cassano Magnago e Junior Fasano, devi sperare solo nella prestazione perfetta”.

Ci spieghi le sfide contro Cassano e Fasano.

“Con il Cassano eravamo noi in una condizione favorevole di calendario, perché la mattina avevamo riposato, mentre i lombardi avevano giocato. Abbiamo iniziato la gara per 10’ sempre in vantaggio o pari, 7-6 è stato l’ultimo nostro vantaggio; dopodiché il Cassano ha capito che non poteva giocare con le maglie larghe in difesa, ha cambiato, si sono arroccati, hanno sfruttato la loro stazza fisica superiore alla nostra. Si sono fatti sentire, difesa maschia ma molto corretta e l’Atellana ha tirato fuori questa caratteristica del braccino corto. Ho eseguito un’ampia rotazione perché ho visto come i giocatori non riuscissero a mantenere la difesa. Alla fine c’è stato questo risultato molto severo che ci ha tagliato fuori dai giochi perché, per passare il turno, avremmo a quel punto dovuto vincere di 31 contro Fasano, cosa difficilmente realizzabile.

Il giorno dopo derby del Sud contro Fasano; ai pugliesi serviva fare risultato – vittoria o pareggio – e noi non abbiamo regalato niente battendoci fino all’ultimo minuto. Alla fine Fasano è riuscito a prevalere di sei, con degli episodi che ci hanno girato contro. Mi riferisco ad una rete convalidata su rigore dall’arbitro con la palla che ha toccato la traversa ed è rimbalzata nettamente fuori. E’ una svista, così come un’altra subita dopo una ripartenza; fallo a centrocampo con la porta del Fasano vuota – giocavano con sette attaccanti – l’arbitro ha fatto proseguire il gioco anziché fischiarmi rigore e 2’, con i pugliesi che, poi, hanno segnato. Sono errori oggettivi. Quando, poi, vai a riavvolgere il nastro della partita, i sei gol di distanza diventano tre togliendo le due reti irregolari al Fasano aggiungendo l’eventuale trasformazione del rigore da parte nostra. Se invece di guardare il risultato come si fa spesso, si guarda alla prestazione, devo dire di essere molto contento dei miei ragazzi. Mi dispiace, poi, che nel pomeriggio Fasano abbia giocato contro Trieste praticamente passeggiando in campo; mi sono sentito responsabile di questo perché, da meridionale, avrei preferito il Fasano nella finale scudetto. Purtroppo le energie le hanno sprecate contro di noi ma non è certo mio costume regalare niente a nessuno. È una finale nazionale, c’era il CT in tribuna a vedere la partita ed io non tiro il freno a mano ai miei ragazzi, anche perché dalle nostre parti essere notato dal tecnico della nazionale non è facile. Se ho l’occasione quel giorno, devo sfruttarla. Sicuramente non mi andava di prendere l’imbarcata, il Fasano non ha tolto dal campo i titolari ed anch’io mi sono adeguato. La rotazione l’ho comunque eseguita perché dovevo concedere delle pause ai più importanti; loro hanno tenuto in campo sempre i migliori. Alla fine questa mossa è servita per vincere di sei contro l’Atellana ma non gli ha evitato la sconfitta contro Pressano qualche ora dopo. Pressano, che aveva riposato la mattina, ha affondato i colpi. Queste sono le finali nazionali specialmente con un format in cui hai il girone con squadre dispari. Un format con 20 squadre ti permette di avere gruppi da cinque squadre sempre complicati da gestire, perché c’è un turno di riposo che può favorirti se sai approfittarne.

Come si potrebbe modificare questa situazione?

“Secondo me andrebbe rivista la griglia di partenza, perché come costume negli ultimi anni, le squadre ripescate vengono sempre abbinate con il numero cinque della griglia che riposa sempre al primo turno; gli viene concesso un vantaggio non indifferente perché vai ad incontrare una squadra che ha già disputato una gara. Si tratta di un doppio vantaggio, perché, da fresco, affronti una formazione che hai visto giocare alla mattina. Andrebbe rivista la griglia perché si tratta sempre di squadre ripescate che non hanno diritto a partecipare alla manifestazione. Altra soluzione è quella di eseguire un format con 16 squadre anziché 20 con quattro squadre per girone e nessun riposo. Giochi anche di meno, potendo iniziare la competizione un giorno dopo, al venerdì invece che al giovedì, con risparmio anche di albergo. Sono considerazioni che faccio in base all’esperienza di tanti anni; può essere che cambieranno format a partire dall’anno prossimo. Nel caso lo faremo notare nelle sedi opportune. Io non sono una squadra che ogni anno gioca per vincere lo scudetto e sono cose a cui faccio attenzione. Chi si presenta alle finali nazionali con una corazzata, dotata di panchina lunghissima, se ne accorge meno, mentre io che sono un pesce piccolo, queste situazioni le noto di più”.

Che risultato ha conseguito l’Under 18 in queste finali nazionali?

“L’Under 18 chiude al nono posto con una differenza reti neutra. Rispetto agli altri anni, dove siamo andati peggio, non ho motivi per cui lamentarmi. Anzi, ringrazio i ragazzi per la loro disponibilità e soprattutto sono fiducioso per che quelli che stanno arrivando dalle categorie inferiori in grado di far innalzare il livello della squadra”.

Ci saranno delle modifiche in vista della prossima stagione?

“L’anno prossimo sono state toccate le categorie; non ci sarà l’under 14 ma l’U.15, niente U.16 ma U.17, così come con l’U.18 che sarà sostituita dall’U.19. Quindi tutti parteciperemo alle prossime finali nazionali con le stesse squadre viste in questa edizione. In questo modo potrò capire se stiamo migliorando o meno visto che sfideremo gli stessi avversari. Hanno un anno in più di esperienza e giocheranno nelle stesse categorie”.

E’ uno svantaggio per l’Atellana?

“Se è uno svantaggio per l’Atellana, lo è per tutti; se è un vantaggio per noi, ugualmente. Non è una regola che si applica solo a noi. Avremo gli stessi impegni anche l’anno prossimo, con la differenza che invece di partecipare ad un campionato di Serie B disputeremo quello di A/2, con i ragazzi che saranno sollecitati maggiormente durante l’anno, con gare sicuramente diverse. E’ probabile che noteremo una crescita più grande rispetto agli altri che non avranno questa opportunità. Lo vedremo”.

Ora sotto con l’Under 14…

“Abbiamo iniziato questo mese di preparazione per le finali U.14; solo i ragazzi impegnati negli esami di licenza media avevano il permesso di assentarsi, perché la prima regola dell’Atellana è la scuola come priorità. Il vantaggio di aver già impiegato alcuni ragazzi in queste finali, come Del Prete, è importante. Possono trasmettere ai più piccoli l’esperienza che hanno vissuto e questo può aiutare tutti in allenamento a lavorare meglio e ad avere una squadra più competitiva”.

Qual è l’obiettivo?

“Annata 2003/2004 di due anni fa a Misano fu un bronzo ottenuto da imbattuti, perché riuscimmo a pareggiare sia contro Merano che Teramo che giocarono la finalissima. Nella finalina affrontammo il Serra Fasano, battuto largamente. E’ chiaro che noi siamo pochi 2003, la squadra è formata dai 2004; a 14 anni la differenza di altezza e peso può contare, però ci presentiamo con una squadra esperta, pronta per questa competizione. Vedremo cosa riusciremo a combinare”.

Giovanni Spinazzola

Giovanni Spinazzola