Esclusiva 40×20 – Gigi Toscano: “Obiettivo podio all’Europeo e qualificazione Mondiale. Dobbiamo, però, creare un movimento ex novo solo per il beach”.
23 marzo 2017
Giancarlo Spinazzola (12 articles)
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Esclusiva 40×20 – Gigi Toscano: “Obiettivo podio all’Europeo e qualificazione Mondiale. Dobbiamo, però, creare un movimento ex novo solo per il beach”.

Fatti, non parole. Questo aveva promesso il Presidente Federale Lino Loria prima delle elezioni a numero 1 della Figh e, a nomina avvenuta, ha mantenuto le promesse. Subito attivo e via con l’assegnazione degli incarichi. Alla nazionale femminile di beach handball, il fiore all’occhiello del movimento della pallamano italiana, è toccato il migliore in assoluto nel suo ruolo, Luigi Toscano. Acli Napoli 1999, Policastelliri 2001 e 2004, Conversano 2013 e per finire Mezzocorona 2015 i titoli italiani in bacheca, quattro podi con altre società sia maschili che femminili, una sala trofei invidiabile ai più, tale da occupare un intero locale. Dal 1997 sulle spiagge ad allenare ed impartire dogmi del gioco da spiaggia e perfino uno dei primi a giocare con 2 cambi attacco e difesa o a fare indossare la maglia da portiere ad un giocatore che non fosse un portiere di ruolo (all’epoca la zona di cambio del portiere era limitata alla propria area di rigore). Insomma, nessuno più di lui poteva prendere in mano le redini dell’Italia femminile, attesa all’Europeo in Croazia a giugno. La Redazione di 40×20 lo ha contattato, in esclusiva, per una lunghissima intervista, a 360° e senza peli sulla lingua, proprio come il suo stile.

Fonte immagini: FIGH

Il beach Handball può essere un gancio di traino per tutto il movimento della pallamano italiana?

“Lo sto dicendo dal 2000. Intuii la potenzialità della disciplina e dal momento che avevamo tanta strada da recuperare sugli altri nell’indoor, eravamo capofila per il beach handball. Il regolamento internazionale fu varato su quello italiano, che all’epoca battè quello olandese. Poi è chiaro che la Federazione nostra era abbastanza leggera negli equilibri e gli olandesi riuscirono ad infilarci dentro delle cose che non avevamo e quindi ci siamo trovati il giro a 360° che ha cambiato notevolmente la disciplina. Io, per chi mi conosce, sa che sono contrario al tiro in piroetta; non mi è mai piaciuto, ha trasformato la mentalità del gioco, nel senso che prima, per fare un gol speciale, avevi bisogno della collaborazione tra giocatori, uno che passasse la palla in un certo modo ed un altro che, poi, andava a tirare. Con il 360°, invece, un giocatore da solo può impersonificare le due cose e dunque è scaduta la caratteristica del gioco di squadra. Io questo ho sempre criticato. E’ chiaro che questa leggerezza della nostra Federazione ha fatto sì che un movimento che stava per nascere negli anni ’90 laddove si praticava moltissimo in Italia ed in Europa non esisteva, nel momento che nel 2000 ci sono stati i primi campionati europei e si è iniziato a giocare in tutta Europa, in Italia è diminuito fino a sparire del tutto. Ridicole le finali nazionali tra due squadre di Grosseto, Grosseto A e B. Questo la dice lunga. Io per andare a disputare una finale nazionale dovevo qualificarmi nella fase regionale negli anni ‘90; negli anni 2000 c’è stata una regressione. Chiaramente c’è il Grosseto che la pratica; appena possono loro vanno in spiaggia, smettono di fare pallamano indoor e giocano sulla sabbia. E chiaramente Grosseto ha un buon livello sia a livello maschile che femminile; per il resto in Italia c’è una assoluta assenza del movimento e questo è abbastanza grave ed evidente. La femminile è il fiore all’occhiello di questa disciplina perché ha vissuto negli anni 2000 sull’investimento di una società con cui ho collaborato almeno quattro-cinque anni, il Policastelliri; questo ha fatto le fortune anche della squadra nazionale, non guidata dal sottoscritto ma da altri valenti tecnici. Negli ultimi 4 anni, poi, c’era la Futura; fu ingaggiato un allenatore ungherese che arrivava in Italia, teneva queste ragazze nel Centro Federale, le portava a giocare e ad allenare e quindi ha creato una seconda generazione di giocatrici che ha rimpiazzato le mie che si erano fatte “vecchie”.

Qual è la situazione attuale?

“Io oggi trovo queste giocatrici, non trovo un movimento, soprattutto trovo atlete che non stanno in un Centro Federale a disposizione mia ma alcune giocano in Europa in campionati ambiziosi come quelli norvegese e tedesco, molte di loro escono anche da infortuni seri, dalla fascite al piede di Zuin al menisco di Costa, senza dimenticare quanto accaduto a Landri fino alla spalla di Niederwieser che sarà assente perché dovrà operarsi e quindi mi ritrovo come l’archeologo Fiorelli quando vide gli scavi di Pompei (ride ndr). Non ti nascondo che sto studiando, scaricandomi anche dei video da internet; sto studiando molto la formazione italiana, e la disposizione che aveva in campo, perché con pochissimo tempo a disposizione, su un treno in corsa con una nazionale vincente, non mi va di stravolgere tutto. Dal mio punto di vista si deve migliorare dove si può, tamponare dove ci sono assenze importanti e sicuramente non stravolgere il lavoro precedente”.

Qual è il suo obiettivo post-Europei?

“Al ritorno da questa avventura che era programmata da un’altra gestione, il compito che mi prefiggerò insieme all’altro tecnico che siede sulla panchina maschile, Vincenzo Malatino, tra l’altro un mio carissimo amico, e al Delegato per la Federazione, sarà lo stringere un patto di ferro che preveda la creazione di un movimento inesistente attualmente. Il presidente mi ha anche collocato nella commissione tecnica delle nazionali e quindi dove si va a decidere la formazione e gli allenamenti delle squadre nazionali, le date delle stagioni agonistiche; per quanto riguarda i settori giovanili, io porterò avanti la mia causa per cercare di ritagliare uno spazio, perché oggi è difficilissimo riuscire a trovare posto per un calendario di beach visto com’è organizzato attualmente il campionato. Se ti vuoi rivolgere ai giovani, con l’attuale struttura delle finali nazionali dove tutti possono partecipare e che ti portano via tempo fino a metà giugno, ti sei giocato anche maggio, perché poi c’è la preparazione; se vai a prendere tutte le società di un certo livello, tutte partecipano alle finali nazionali; alla fine ti rimane ben poco sul quale lavorare. Se si considera che nessuno si libera prima della metà di giugno, con la finale under 18 che si disputerà il 10 giugno quest’anno, considerando che ci sarà una fase in cui gli studenti dovranno svolgere gli esami a scuola, trovare società disponibili a fare attività parallela con il beach diventa molto complicato. E’ chiaro che se vogliamo far crescere il beach dobbiamo rompere qualche schema, dobbiamo rivalutare situazioni e coinvolgere gli esclusi dalle finali nazionali che possono consolarsi praticando magari il beach; questa è, però, una mia idea che chiaramente non so quanto fatica dovrò fare per farla accettare agli altri. E’ chiaro che se non formi dei tecnici, non formi degli appassionati, dei dirigenti che vanno sulla spiaggia a prenotare il campo, è complicato che qualcuno pensi di fare questa attività che viene rivolta al di fuori dei palazzetti e possibilmente sulla spiaggia; dico possibilmente perché il beach volley viene svolto in moltissime piazze, anche in zone di entroterra vi sono grandissime manifestazioni e secondo me si dovrà andare alla ricerca dei calendari di questi eventi di piazza per cercare di infilarci anche un po’ di beach nostro”.

Magari puntando ad una collaborazione con la Federazione di pallavolo.

“Non so con quanta collaborazione della Federazione di pallavolo perché a mio modesto giudizio, se uno passa davanti ad una piazza in cui si sta disputando una partita di pallavolo, al limite si addormenta; in una gara di beach handball c’è molto più da vedere, entusiasma e coinvolge di più. Secondo me il beach volley fa bene a temerci perché non c’è confronto sulla spettacolarità delle gare. La pallavolo da spiaggia è due contro due, è monotona e può andare bene per chi è abituato a vedere il tennis; i meccanismi sono quelli, cerchi di ricevere, di alzare e di schiacciare. Alla fine è la ripetizione degli stessi movimenti ed alla lunga può anche annoiare. Il beach handball è un’altra cosa. E’ uno sport molto più dinamico, con tantissime varianti; uno spettatore neutrale, secondo me, non avrebbe difficoltà mai ad appassionarsi alla nostra disciplina piuttosto che all’altra. Ecco perché non so quanta voglia abbia il beach volley ad aiutarci nel farci crescere perché significherebbe aiutare un pericoloso concorrente. E’ una mia idea di sempre e credo facilmente dimostrabile”.

A livello federale quali sono le sue prossime mosse?

“Ho un appuntamento venerdì prossimo in Federazione con l’area del beach perché bisogna capire anche cosa si deve fare, perchè al di là delle scadenze di giugno ormai famosissime, bisogna anche guardare più lontano; chiaramente arrivati al 25 giugno, assegnata la medaglia dell’Europeo, non si deve finire qua. Vi espongo una prima idea che ho avuto; contemporaneamente alle nostre partite che giocheremo a Zagabria, in Italia – tramite le aree regionali – ci si può impegnare ad organizzare una manifestazione sul territorio nazionale di modo che al nostro ritorno potremo trovare sei, otto formazioni – vedremo poi che format sviluppare – per le vincenti regionali che andranno a contendersi lo scudetto senza vedere situazioni viste finora. Bisogna importare la mentalità del beach che deve essere quella di aggregare, fare gruppo, divertimento, cosa ludica e spettacolare mantenendo l’aspetto agonistico”.

Fonte immagini: FIGH

Le aspetta un bel lavoro in un ruolo guadagnato e meritato.

“C’è tanto da fare, mi stuzzica tanto questa situazione, sono contento di essere stato scelto sebbene sia arrivata con grande ritardo questa nomina perché penso di aver meritato questa carica già nel 2004 per quanto visto sul campo; invece fui messo da parte. Nel frattempo sono andato a prendere un riconoscimento europeo in un corso organizzato dall’EHF e quindi mi sono fatto trovare pronto a questo appuntamento. Adesso bisogna rimettere in piedi i cocci che ho trovato e quindi riuscire a creare una formazione giovane, competitiva per cercare di salire almeno sul podio; comunque l’obiettivo è quello di centrare la qualificazione ai Mondiali a cui si accede tramite il campionato europeo. E’ inutile che ci nascondiamo, abbiamo il dovere di non deludere il nostro movimento che dobbiamo ancora creare; non andremo in Croazia a fare le comparse. Le giocatrici che ho, sono di caratura internazionale per quanto riguarda il beach, quelle che devo sostituire lo dovranno diventare velocemente ed è inutile nasconderlo. Siamo inseriti nel girone della Spagna, la nazionale campione del Mondo uscente, ma è una squadra con cui possiamo giocarcela; poi io sto guardando i filmati dell’anno scorso, le ragazze le incontrerò a maggio. Sarà un percorso ad ostacoli in quanto per tutto maggio non potrò utilizzare le atlete di Salerno e Conversano perché impegnate nei play off scudetto; dopo ci sono i campionati giovanili, poi il doppio incontro Italia-Serbia. Probabilmente potrò contare su tutta la formazione pochi giorni prima di iniziare il torneo e questa certamente non è una situazione comoda. E’, però, la situazione che ho trovato e bisogna affrontarla; anche in campo maschile non vi è una situazione ideale perché lui è qualificato con gli under 17 ma questi non li puoi convocare in periodo scolastico, dopo ci saranno le finali giovanili e lui gioca una settimana prima di me; anche lui sta messo maluccio. Venerdì cercheremo di fare un programma che ufficializzeremo e già abbiamo un’intesa; ci aiuteremo a vicenda perché in questo momento risulta anche complicato strutturarti con uno staff; dobbiamo formare persone, perché un corso di beach handball non c’è mai stato, tutto è sempre stato organizzato all’arrangiamoci e, se vogliamo che questa disciplina cresca, si deve iniziare a fare le cose per bene. Oltretutto riteniamo che se l’Italia andrà a disputare un’Olimpiade a stretto giro di tempo, lo farà prima nel beach e poi nell’indoor, nonostante auguri i migliori successi al nostro movimento indoor. Se, però, ci sarà una possibilità, è più facile arrivarci con il beach che con la pallamano indoor; questo è un dato di fatto condivisibile da tutti”.

C’è la possibilità che il beach handball diventi sport olimpico?

“E’ in corso il programma di riconoscimento a categoria olimpica già dall’ultimo quadriennio; è uno degli sport più seguiti ai World Games, l’anticamera delle Olimpiadi, e, come movimento mondiale, abbiamo sempre dimostrato di essere in grado di attirare pubblico, coinvolgere tifosi. Il processo è iniziato e ci aspettiamo che molto presto – forse già a Tokyo – sia inserito almeno negli sport dimostrativi. Bisogna considerare che nei giochi giovanili è già stato inserito. Il processo è avviato, è a buon punto ed aspettiamo gli eventi. E’ chiaro, però, che dovremo farci trovare pronti con una squadra competitiva”.

L’obiettivo per gli Europei è, quindi, il podio? 

“Ce lo auguriamo vivamente, anche perché si è verificata una situazione strana; le nazionali che snobbavano il beach, come la Germania, la Francia e la Romania, ultimamente stanno incominciando a lavorare su questo, quindi significa che anche loro hanno carpito come qualcosa si stia muovendo e chiaramente dove la pallamano è tradizione, si vuole restare ad alti livelli. C’è il ritorno di alcune Federazioni importanti, la Francia per anni ha snobbato il beach handball puntando sul sundeball, qualcosa più vicino al circo equestre che non alla pallamano, ma pure loro si stanno adeguando. Mi risulta che in passato ci sia stata anche una richiesta di collaborazione alla nostra Federazione ma siamo al livello dei pettegolezzi. Se c’è tutto questo fermento in altre Federazioni, è chiaro che qualcosa stanno subodorando pure gli altri. Per cui, se prima era difficile vincere, adesso lo sarà ancora di più. Adesso tutti puntano a questo obiettivo. Arrivando a questa manifestazione e non avendo un movimento alle spalle, non è una cosa semplice. Non dovesse andare bene, la nostra sfida non è solo sull’immediato, è sul creare un movimento che ci possa far scegliere le atlete e poi specializzarle, senza pescare dalla nazionale maggiore le migliori atlete portandole in spiaggia, quello che in pratica sta succedendo adesso. Nelle altre nazioni non avviene. La selezione maggiore ha atlete diverse dalla nazionale di beach”.

Lei è dunque in sintonia con il Presidente Loria. Si deve creare un movimento per il beach.

“Noi dovremmo riuscire a creare giocatrici nostre; la vecchia Federazione si era già posta il problema, avviando un discorso giovanile; con i maschi c’era riuscita bene, con le ragazze un po’ meno perché se vi sono persone appena qualificate, chiaramente non si arriva alle posizioni giuste, quelle che meritiamo. Secondo me bisogna andare ad intervenire nei centri estivi, avvalersi di nuove collaborazioni creando un movimento nuovo, senza puntare su giocatrici impegnate nell’indoor. Si deve creare un movimento parallelo come esiste nella pallavolo, dove i campioni di beach praticano, in inverno, la pallavolo indoor solo per tenersi in forma. Bisogna cercare di creare qualcosa del genere e sicuramente fare come il Grosseto, andando ad individuare società minori di A/2 che non hanno grandi ambizioni in termini indoor convincendole a disputare il campionato invernale come allenamento per il beach. A Grosseto succede questo; l’attività invernale è di mantenimento per quella estiva. I toscani disputano tornei anche all’estero. Nel momento in cui ci saranno 10, 20 società di questo tipo avremo fatto dei grandi passi avanti. A quel punto vai a selezionare su tante roccaforti senza andare a vedere chi è disponibile per giocare una settimana di partite sulla sabbia, proprio quello che accade in questo momento. Utilizzando solo atlete di beach si andrebbe a lavorare su un calendario vergine, libero; in questo momento è una corsa ad ostacoli. Ad oggi, se porti un’atleta migliore di un’altra, sarà preparata peggio; una ragazza più scarsa sull’indoor, potrebbe invece migliorare molto sulla sabbia avendo più tempo per allenarsi. Per me le seconde divisioni, la serie A/2 maschile, potrebbero essere un terreno fertile. Se vedi il movimento spagnolo, ad esempio, raramente si possono notare atleti differenti dalle seconde scelte fare la differenza in spiaggia. Il Brasile idem, anche se loro hanno una cultura della sabbia unica al mondo, ma non vedi i giocatori indoor famosi a giocarsi i titoli mondiali sulla sabbia e non credo che il movimento brasiliano sia più grande del nostro. Liberando e creando attività parallele, potresti anche andare a recuperare atleti di altre discipline che potrebbero disputare questo sport anche solo per divertimento. Io ricordo nel 2004 quando ci fu quella parentesi di un anno di un team che noi formammo, i migliori difensori erano un pallavolista ed un cestista; non erano giocatori di pallamano durante l’inverno. Riuscirono, però, a farsi valere e disputammo anche una partita con i 7/8 della nazionale spagnola vice campione d’Europa giocandocela. Non bisogna restare bloccati a certi schemi”.

Fonte immagini: FIGH

I risultati sono la cassa di risonanza. Ottenendo buoni risultati, le persone si possono entusiasmare ed avvicinare a questa disciplina.

“Lì ci sono anche discorsi di creare l’evento attorno ad una partita; agli inizi degli anni 2000 basta andare a vedere le ragazze com’erano vestite per giocare. Adesso si è cercare di mettere in evidenza anche la figura del corpo dell’atleta, come si fa in altre discipline; le ragazze oggi giocano in costume. Quella è una strategia per attirare pubblico, perché chiaramente vai a vedere belle ragazze in costume giocare. E’ chiaro che, partendo dal costume, si crea un ambiente ideale per vedere una partita, senza costringere il pubblico a vedere una gara sotto al sole a mezzogiorno a farsi grigliare sugli spalti. Avendo bisogno degli spettatori si deve creare un evento che sia comodo al pubblico; non puoi costringere gli atleti a giocare gare importanti ad orari impossibili, in posti inospitali senza una tribuna e della musica. Non puoi pensare di non sfruttare l’occasione per organizzare una vendita di gadget, vendita di materiale pubblicitario, finanche tecnico. Se l’evento non si costruisce bene, il pubblico non ci viene. Il beach volley è molto seguito perché ogni volta creano l’evento”.

Si son saputi vendere

“Si, sanno vendere una schifezza di sport. Sono cattivo nei confronti dei miei avversari e quindi lo dico; noi non abbiamo mai avuto questa capacità. Potenzialmente possiamo gestire un qualcosa di unico ma non ci siamo mai riusciti. Non l’abbiamo mai saputo né proporre tantomeno vendere”.

La spiaggia offre tantissime opportunità.

“Certo, basta immaginare competizioni che si giocano dalle 18 in poi fino all’una, le due di notte. Sicuramente attira più pubblico rispetto ad una competizione che inizia alle 9 del mattino e si esaurisce nel pomeriggio. Anche perché a quell’ora sulla spiaggia dai soltanto fastidio a chi vuole riposarsi. Si deve creare un’atmosfera in grado di attirare persone. I tecnici non possono pensare a questo; si deve creare una struttura parallela che sappia creare l’evento. C’è tanto da fare; in questo momento non abbiamo niente perché non abbiamo trovato niente, nemmeno le ragazze del Futura che stavano a Roma”.

E c’è un evento Europeo che, in pratica, inizia dopodomani.

“Già stiamo là con la testa. Io sto cercando di trovare materiale. Sto in difficoltà, al momento, perché non riesco a trovare nulla su Svizzera e Grecia; sono nazionali che solitamente si trovano al di sotto del nostro livello però mi piacerebbe vedere che scuola sono. Anche perché non essendo stato mai coinvolto dal 2000 in poi, mentre il beach handball si è evoluto io sono rimasto a guardarlo e ti posso garantire che per un certo periodo della mia vita non avevo voglia di guardarlo”.

Giancarlo Spinazzola

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